Il mare non è solo guardarlo.
È percepirlo.
Ogni volta che lo osservo è sempre diverso,
anche se è sempre lo stesso mare.
Non importa dove si va,
se alla fine non riesci a dialogare con il tuo mare.
Un mare dentro.
Un mare in tempesta.
Un mare calmo.
Un mare che non si vede,
ma si sente.
Ci sono frammenti di me nel mare.
E poi guardo oltre.
E oltre ancora.
Anche là dove non si vede più.
Lì, dove finisce il mare
e comincia l’orizzonte,
si spalanca la mente.
Corre oltre quella linea,
oltre un orizzonte che non finisce mai.
Pensieri che muoiono dentro quell’orizzonte
e poi rinascono nuovi,
ritornano,
si rincorrono
e infine la mente si richiude.
È un respiro.
E non mi accorgo nemmeno
di aver chiuso gli occhi
e aperto il cuore.