Quando si è piccoli non si sa cosa effettivamente faremo da grandi. Da piccola io scrissi un tema a scuola: “da grande voglio fare la pittrice”. Il giorno dopo dimenticai subito quello che avevo scritto. Ricordo però che fin da piccola disegnavo moltissimo, utilizzavo molto i colori, erano disegni vivaci forti e felici.
Io non mi rendevo conto, ma quando la maestra faceva vedere i miei disegni come esempio agli altri bambini allora capivo che forse avevo fatto un bel disegno.
Nel corso degli anni la mia creatività è rimasta ma sotto forme diverse: al liceo componevo collage, ritagli di figure, fiori, persone, piante e soprattutto parole. Parole che sembravano ritagliate e buttate lì a caso poi, però, quando per me il collage era completo allora tutto aveva un senso e le parole acquistavano significato.
Vi faccio vedere un collage adesso per farvi capire come non sia importante capire a priori cosa si andrà a fare perché il nostro subconscio va più veloce della nostra mente conscia e non si deve avere paura di lasciarsi andare ..di fare le cose a caso perché paradossalmente il caso nella creatività non esiste.
Penso fermamente che la creatività abbia una sua logica ed anche se non la si comprende nell’immediato il pensiero logico viene fuori, trapela dopo.
È come se in noi ci fossero due velocità: una riguardante la nostra interiorità difficile da comprendere subito e una velocità consapevole dove io penso ed elaboro in maniera conscia.
Ciò che ho appena espresso è sperimentabile ad esempio tramite un collage.
Provate a prendere dei giornali, delle riviste, un paio di forbici, la colla e anche dei colori.
Prendete un foglio bianco
Ascoltate la musica
E cominciate a ritagliare senza pensare
Alla fine quando per voi sarà finito il lavoro capirete perché avete ritagliato quella figura, perché l’avete incollata in quel modo e perché avete scelto quelle lettere e quelle parole e perchè le avete disposte in quel modo.
L’arte per me è così
Non è un ragionamento logico predeterminato a priori, ma sei tu che nel tuo piccolo ti lasci guidare da te stesso, dai pensieri ed emozioni del momento e anche se il tutto non è chiaro nell’immediato, alla fine con lo sguardo percepirai il tuo significato.
E poi se qualcun altro guarderà il tuo collage, capterà leggendo le tue parole e immagini assemblate, un significato diverso... Questo perché?.. Perché ognuno è portatore di un mondo interiore, di idee ed emozioni. Abbiamo tutti un passato e viviamo tutti un presente. Ma ognuno di noi ha un passato ed un presente differenti e questo porta lo sguardo a guardare l’opera in un certo modo con alcuni chiamiamoli pregiudizi ma allo stesso tempo, se si ha una mente aperta, ci si mette in discussione e si guarda il collage o l’opera in oggetto provando ad immedesimarsi nell’autore dell’opera e abbandonando tutti quei pensieri che ci portiamo dentro frutto dei nostri pregiudizi costruiti nella vita.
Come possiamo immedesimarci nell’autore e vivere l’opera con uno sguardo libero?
Credo che il mezzo sia la musica.
Se provi a creare con la musica oppure senza musica il risultato sarà completamente diverso.
La musica è evocativa: è come se muovesse il flusso interiore che hai dentro e smuovesse parti ferme o statiche di te stesso e quelle parti, così ferme finora, riescono ad emergere e a tirare fuori tutto quello che c’era dentro di te.
Così emerge la creatività sia attiva di ciò che compongo o creo che interpretativa dell’opera altrui.
Io credo che ognuno di noi sia a suo modo creativo.
L’arte è questo. Diversamente da come viene concepita la tecnica. Quest’ultima richiede le abilità l’esercizio la precisione.
L’arte appartiene ad ognuno. Si deve solo imparare a farla venire fuori.
Io come ho fatto?
Quando frequentavo l’università dopo le lezioni andavo a frequentare corsi di disegno a matita per imparare a disegnare.
Per me i corsi sono stati molto significativi perché ho imparato ad osservare ciò che ho di fronte, ad allenare lo sguardo, l’occhio che osserva attentamente l’oggetto da riprodurre.
Se ci si allena ad osservare un oggetto poi si guarda anche la natura con altri occhi, il paesaggio, le persone e le cose.
E l’occhio ha una sua memoria.
Per riprodurre ciò che uno ha visto non è necessario avere l’oggetto in questione davanti, basta la memoria dello sguardo.
Per esempio un giorno sono andata all’Orto botanico qui a Padova con visita guidata. Grazie anche a chi faceva da guida e alle sue spiegazioni ho imparato ad osservare i fiori in esposizione e le piante e ho interiorizzato le storie perché le parole sui fiori e le emozioni provate rimangono come stampate sul cuore.
Così tornata a casa di fronte ad una tela bianca o scelto i colori che sentivo in quel momento, che rievocavano i colori dei fiori e ho cominciato a dipingere.
Non sapevo cosa stavo facendo ma la musica e i ricordi evocavano il mio vissuto e muovevano parti statiche di me e venivano fuori, emergevano come un bocciolo che poi sboccia.